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Il fiume Piave è l’icona della I Guerra Mondiale. Le sue sponde hanno visto il Regio Esercito Italiano transitare per sferrare il primo attacco all’Impero Austro Ungarico, hanno assistito impotenti alla disfatta di Caporetto e, infine, hanno accompagnato la vittoria dei soldati italiani nel primo conflitto mondiale che, per l’elevatissimo numero di morti (che inesorabilmente ogni guerra porta con sé) lasciati sul campo dagli eserciti che l’avevano combattuta e dalle popolazioni che l’avevano vissuta, fu nominata Grande Guerra ma purtroppo il mondo non aveva ancora visto la II Guerra Mondiale, scoppiata circa vent’anni dopo. Al Piave fu dedicata La Canzone detta anche Leggenda.

Ascolta e guarda La Leggenda del Piave

IL TESTO
Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
dei primi fanti il ventiquattro maggio;
l’esercito marciava per raggiunger la frontiera
per far contro il nemico una barriera!
Muti passaron quella notte i fanti,
tacere bisognava e andare avanti.
S’udiva intanto dalle amate sponde
sommesso e lieve il tripudiar de l’onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!”

Ma in una notte triste si parlò di tradimento (1)
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha visto venir giù, lasciare il tetto,
per l’onta consumata a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i suoi ponti.
S’udiva allor dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio de l’onde.
Come un singhiozzo in quell’autunno nero
il Piave mormorò: “Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico per l’orgoglio e per la fame volea sfogare tutte le sue brame,
vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora!
No, disse il Piave, no, dissero i fanti,
mai più il nemico faccia un passo avanti!
Si vide il Piave rigonfiar le sponde
e come i fanti combattevan l’onde.
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò: “Indietro va’, o straniero!”

Indietreggiò il nemico fino a Trieste fino a Trento
e la Vittoria sciolse l’ali al vento!
Fu sacro il patto antico, tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro e Battisti!
Infranse alfin l’italico valore
le forche e l’armi dell’Impiccatore!
Sicure l’Alpi, libere le sponde,
e tacque il Piave, si placaron l’onde.
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!
Sul patrio suolo vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò né oppressi, né stranieri!

(1) La prima versione della canzone fa riferimento alla parola “tradimento” in quanto inizialmente, davanti alla pesantissima sconfitta di Caporetto, si pensò che alcune unità a difesa della valle di Plezzo avessero disertato. Solo dopo si scoprì che tali unità furono decimate dai bombardamenti di gas tossici nemici.
Di conseguenza la versione definitiva della strofa recita:

Ma in una notte trista si parlò di un fosco evento
e il Piave udiva l’ira e lo sgomento.
Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciare il tetto;
poiché il nemico irruppe a Caporetto.
Profughi ovunque dai lontani monti,
venivano a gremir tutti i ponti.